venerdì, dicembre 28, 2007

Cultura degradata

Quest'anno Babbo Natale ha portato un bel regalo alla SIAE ed un mezzo regalo agli utenti di Internet. Il 24 dicembre, infatti, il Senato ha dato il via libera al disegno di legge n. 1861 che riconosce alla SIAE la qualifica di ente pubblico economico e all'articolo 2 prevede la seguente disposizione:

(Usi liberi didattici e scientifici)

1. Dopo il comma 1 dell’articolo 70 della legge 22 aprile 1941, n. 633, e successive modificazioni, è inserito il seguente:

«1-bis. È consentita la libera pubblicazione attraverso la rete internet, a titolo gratuito, di immagini e musiche a bassa risoluzione o degradate, per uso didattico o scientifico e solo nel caso in cui tale utilizzo non sia a scopo di lucro. Con decreto del Ministro per i beni e le attività culturali, sentiti il Ministro della pubblica istruzione e il Ministro dell’università e della ricerca, previo parere delle Commissioni parlamentari competenti, sono definiti i limiti all’uso didattico o scientifico di cui al presente comma»


Il dubbio amletico è se guardare il bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto.

Se si accede alla prima valutazione, allora si tratta di un piccolo passo in avanti, giacchè si riconosce un diritto di libera pubblicazione in rete di immagini e musiche per usi didattici e scientifici, laddove finora e per analoghe finalità, ciò era consentito solo per brani o parti di opera.

Se si guarda il bicchiere mezzo vuoto, allora viene da chiedersi per quale ragione l'attività didattica, che trova nella nostra costituzione il suo più alto riconoscimento, debba accontentarsi di materiale degradato e con limiti da definirsi sulla base di apposito decreto ministeriale.

Personalmente, ritengo che un passo in avanti, sia pur piccolo, sia sempre da accogliere con favore. Qualunque valutazione non può prescindere da "quello che c'era prima" e, dunque, verificare cosa cambi rispetto ad esso.

Ci sarebbero poi altre considerazioni da fare sulla tecnica di redazione del testo della norma, ma questo porterebbe decisamente lontani.

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venerdì, dicembre 21, 2007

Qualche buona azione per la Rete e le persone che la animano

Nel numero di oggi di Punto-Informatico, Marco Calamari saggiamente indica tutta una serie di associazioni cui ritiene meritevole contribuire. Tra queste ci sono la EFF, Wikipedia, la FSF e tante altre.

Nel mio piccolo avevo pensato di fare la stessa cosa a partire dai soggetti cui, nel 2007, ho devoluto una modesta somma:

Oilproject.org: come si legge sul sito dell'associazione "è una scuola virtuale di informatica, gratuita ed aperta a tutti. Le nostre lezioni avvengono vocalmente e sono tenute da volontari che condividono le loro conoscenze con gli altri utenti, senza alcun fine al di fuori di quello della divulgazione libera dell'informazione. Con più di 8000 studenti, Oilproject è leader italiano nel campo del free e-learning". Organizzano corsi sempre interessanti e gratuiti.

Creative Commons: c'è bisogno di aggiungere altro? Chiunque abbia dato un'occhiata a questo blog negli ultimi mesi, sa della raccolta fondi avviata ed il cui obiettivo è stato raggiunto e superato (il widget per donare lo travate ancora qui a lato). Creative Commons è la speranza di un copyright che sappia coniugare le pretese del titolare dei diritti con quelle del fruitore dell'opera... è poi è terribilmente "cool" :-)

Wikipedia: se cercate una qualche ragione per contribuire, allora guardate questo filmato: sono certo che ne troverete milioni.

Buone Feste!

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giovedì, dicembre 20, 2007

Le nostre Utilizzazioni Libere

A questo link trovate il documento finale sul tema delle libere utilizzazioni (e non solo) che una buona parte dei membri della Commissione Diritto d'Autore e Nuove Tecnologie hanno ritenuto di sottoscrivere.
Come potrete verificare, in calce al documento ci sono i nominativi di esponenti dell'Associazione Italiana Bibilioteche, di AltroConsumo, di Frontiere Digitali, ci sono docenti universitari e liberi professionisti.
Ci si è ritrovati tutti su una posizione comune: ricollocare l'accesso alla cultura al centro del dibattito sulla riforma del diritto d'autore.
Sono proposte concrete, che si muovono nel solco delle convenzioni internazionali e delle direttive comunitarie.
Colgo l'occasione per ringraziare le tante persone con cui, in questi ultimi due mesi, ho avuto modo di collaborare e di confrontarmi. Penso a Lorenzo (De Tomasi), Arturo (Di Corinto), Deborah (De Angelis), Marco (Ciurcina), Lillà (Montagnani), Michele (Boccia), Giovanni (Figà Talamanca), Marco (Pierani), Anna Maria (Mandillo), Rosa (Maiello) e i tanti altri che ho sicuramente dimenticato di citare.
Con molti di loro (e mi auguro con i tanti altri che vorranno unirsi a noi) il cammino proseguirà nell'ambito del gruppo di ricerca Diritto d'Autore, Nuove Tecnologie e usi sociali dei media digitali, presso la facoltà di Scienze della Comunicazione dell'Università La Sapienza di Roma.

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lunedì, dicembre 17, 2007

Commissione Diritto d'Autore e Nuove Tecnologie - Atto Finale

Domani 18 dicembre, alle 15 sarò a Palazzo Chigi insieme agli altri componenti della Commissione nominata dal Prof. Gambino per consegnare formalmente al Vice-Presidente del Consiglio, Francesco Rutelli, il risultato di questi circa sessanta giorni di attività.
Come Frontiere Digitali, c'è sicuramente la soddisfazione di aver aggregato più della metà dei commissari attorno ad un testo comune sulle libere utilizzazioni (testo che, dopo la cerimonia, inserirò online).
Non so se cambierà davvero qualcosa (con tutta probabilità no), se qualcuna di quelle proposte diventerà legge. Quello che so è che ce l'abbiamo messa tutta e che da qui ripartiremo per le prossime iniziative, alcune in cantiere, altre già in fase di concretizzazione. Stay tuned ;-)

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giovedì, dicembre 13, 2007

Firmare una petizione necessita di assistenza legale?

I radicali oggi fanno partire l'ennesima petizione online. Il tema è assolutamente condivisibile: “ANTIPROIBIZIONISMO IN RETE: P2P LIBERO”, NO a sanzioni e controlli, SI' a libertà ed equa remunerazione.
Quello che non è nè condivisibile nè tollerabile è che l'informativa privacy reltiva alla petizione richiami ancora la defunta legge 675/96 e soprattutto che non si possa aderire senza contestualmente consegnare i propri dati ai Radicali e alla Rosa nel Pugno per "finalità politiche e di sostegno economico, proprie della Rosa nel Pugno, e dei soggetti che la compongono (ad es. SDI, Radicali Italiani, Associazione Luca Coscioni ecc.) ai quali i dati stessi potranno essere comunicati".
E' davvero fastidioso questo modo di fare, questo perenne accaparrarsi il consenso all'utilizazione dei dati della gente in modo non chiaro oppure con il ricatto che o gli consegni i tuoi dati o non puoi partecipare all'iniziativa.
Viene da chiedersi se, ormai, anche per sottoscrivere una petizione ci sia bisogno di assistenza legale!
Peccato, avrei firmato volentieri, ma non a quelle condizioni.

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domenica, dicembre 09, 2007

La via americana al copyright

Di seguito riporto l'articolo pubblicato su "Il Manifesto" il 6 dicembre scorso, a firma di Raffaele Mastrolonardo
Buona lettura!

La via americana al copyright

Anche nel nostro paese il diritto d’autore orbita nella sfera d’influenza degli Stati unitiLa Guerra per la difesa della proprietà intellettuale viene combattuta dagli Usa in modo capillare. Dall’Onu alle commissioni governative degli stati da conquistare. O da mantenere fedeli, come l’Italia
Raffaele Mastrolonardo

Non solo terrorismo. C’è un’altra guerra che gli americani combattono da molto più tempo (e con migliori risultati). È quella per la protezione, in casa e all’estero, di una delle principali industrie a stelle e strisce: la proprietà intellettuale. Un affare da 1.300 miliardi (sì, miliardi) di dollari all’anno, che interessa tanto i colossi dell’intrattenimento quanto i giganti del farmaco e ha bisogno di essere protetto con leggi adeguate, soprattutto oggi che la rivoluzione digitale mette in crisi modelli di business consolidati.Dalle sedi più alte come la World intellectual property organisation (Wipo) delle Nazioni Unite alle legislazioni dei singoli stati, ovunque i rappresentanti Usa cercano di esportare, prima che democrazia, norme che proteggano le operazioni estere delle proprie multinazionali. Chiedere alla Svizzera, dove una legge approvata il 5 ottobre scorso dal Parlamento «importa» in terra alpina il Dmca, la normativa americana che ha adeguato il vecchio concetto di copyright all’ambiente di bit. In virtù dell’Art. 39 gli utenti elvetici non potranno tentare di aggirare i cosiddetti Drm, i lucchetti tecnologici che limitano la copia di file audio e video, e saranno puniti anche solo se diffonderanno informazioni su come evitare le restrizioni. E se i canadesi si trovano di fronte ad analoga prospettiva, in Francia è Nicolas Sarkozy in persona a guidare la carica. In virtù di un accordo sottoscritto il 24 novembre da governo, fornitori di accessi internet e rappresentanti del mondo dell’intrattenimento, il presidente francese propone la creazione di una Autorità pubblica specializzata controllata dalla magistratura, per monitorare e ricevere denunce sui presunti pirati della rete. Una mossa politica prima che tecnica, pensata per compiacere l’amico americano. «C’è una campagna degli Stati uniti per proteggere il loro primo bene da esportazione: la proprietà intellettuale. E Sarkozy si accredita come l’alleato più stretto», spiega Francesco Sacco, Docente di strategie aziendali all’Università Bocconi di Milano ed esperto di questi temi. Sul fronte delle pressioni, dalle nostre parti le cose non vanno molto meglio. Le cronache recenti segnalano le parole pronunciate il 24 ottobre scorso da Ronald P. Spogli. In un convegno alla Farnesina, l’ambasciatore americano ha ammonito che «nel campo della proprietà intellettuale, gli interessi americani subiscono danni ingenti in Italia». Questa situazione ha già provocato l’inserimento dell’Italia nel novero degli osservati speciali in materia e «può portare all’applicazione di sanzioni commerciali». Il problema, però, è un’applicazione più severa delle norme perché le leggi antipirateria nostrane sono, secondo Spogli, «ottime». E non potrebbe essere diversamente, dopo tutto, visto che dalla Legge Urbani del 2004 editori e discografici (americani e italiani) hanno ottenuto molto. Tanto che, nel dubbio, è meglio non cambiare nulla. Lo dimostra ciò che accade in questi giorni nel Comitato consultivo permanente per il diritto d’autore presieduto dal professor Alberto Maria Gambino che il 18 dicembre prossimo presenterà al Ministro dei beni culturali Francesco Rutelli delle proposte tecniche per l’aggiornamento della normativa. Secondo quanto affermano alcuni membri della Commissione su diritto d’autore e le nuove tecnologie del Comitato, editori ed etichette musicali non vogliono mutamenti sostanziali. Anche su temi apparentemente innocui come quelli delle biblioteche. «I rappresentanti degli editori hanno fatto un vero sbarramento», spiega per esempio Giovanni Figà Talamanca, professore di diritto commerciale all’Università di Tor Vergata. «Volevamo una soluzione ragionevole che adattasse le norme di prestito a una nuova realtà multimediale; niente di antagonista. Ci siamo trovati di fronte a un muro di natura politica più che tecnica». Dello stesso parere Marco Scialdone, avvocato, esponente dell’associazione Frontiere digitali, che parla di «ostruzionismo». Insomma, lo zio Sam può dormire sonni tranquilli. Anche perché della Commissione fa parte Simona Lavagnini, avvocato specializzato in copyright, ma anche presidente del Comitato proprietà intellettuale della American chamber of commerce in Italy. Lavagnini - ci assicurano l’interessata e Gambino - è presente solo in quanto esperta della materia. Buono a sapersi, perché veniva quasi da pensar male visto che l’organo Usa da lei presieduto, si legge online, si occupa «di relazioni istituzionali, intervenendo nei processi consultivi preliminari e successivi alla emanazione di nuove norme e regolamenti, sia a livello nazionale, sia a livello europeo». raffaele@totem.to

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I tre porcellini e biancaneve? Sono di pubblico dominio!

"I cartoni animati godono della stessa tutela dei film e non di quella relativa ai disegni impiegati per la loro realizzazione. Nel caso di opere proiettate per la prima volta in Italia nel 1933 e nel 1939 esse devono considerarsi di pubblico dominio (casi Walt Disney "I tre porcellini" e "Biancaneve e i sette nani")" Cass., Sez. III pen., 27 giugno 2007, n. 38721.
Grazie a Daniele Minotti e al suo Penale.it per aver riportato questa importante sentenza (importante almeno per chi ha a cuore le tematiche legate al diritto d'autore!).
La sentenza è decisamente lunga (ben 39 pagine!), ma il succo è quello che leggete sopra ;-)

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venerdì, dicembre 07, 2007

Frontiere Digitali e DMIN: una doverosa precisazione

Come Frontiere Digitali abbiamo sottoscritto l'appello di Leonardo Chiariglione al Vicepresidente del Consiglio Francesco Rutelli perché crediamo sia necessaria una forte presa di posizione contro la terribile proposta dei "sistemi di controllo globale" avanzata dalla Commissione Olivennes istituita da Nicolas Sarkozy, soprattutto dopo che Enzo Mazza, direttore generale della Federazione dell'industria musicale italiana (Fimi) , ha chiesto alla Commissione sul rapporto tra diritto d'autore e nuove tecnologie di seguire la strada tracciata dai francesi.
Tuttavia ci teniamo a chiarire che avremmo preferito che in questo appello non fosse minimamente citato il progetto Dmin.it , poiché non condividiamo minimamente le posizioni di Chiariglione e degli altri membri del progetto a favore dei digital restriction management (drm), anche se interoperabili, e delle misure tecnologiche di protezione (tpm). Dichiariamo la nostra totale estraneità al progetto Dmin.it (se non come osservatori) e, nonostante ne apprezziamo i punti "Accesso interoperabile alla rete a larga banda" e "Sistemi di pagamento flessibili ed interoperabili", fintanto che continuerà ad assumere posizioni di sostegno o anche solo di apertura nei confronti di tecnologie di restrizione che impediscono l'esercizio dei diritti di libera utilizzazione, non troverà il nostro appoggio. Ci sentiamo di proporre a Chiariglione di permettere di aderire alle singole proposte del progetto, con la possibilità di escludere quelle "liberticide".
Alla pagina web Obbligo di rispetto dei diritti di libera utilizzazione potete leggere e contribuire alla posizione di Frontiere Digitali in merito a drm, tpm e trusted computing.

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giovedì, dicembre 06, 2007

E' la rete o Interlex che qualche volta sbaglia?

Mi è dispiaciuto molto leggere il titolo dell'ultimo numero di Interlex: "La Rete si ribella e qualche volta sbaglia" .

L'errore in cui sarebbe incorsa la rete sarebbe stato quello di esprimere critiche severe all'operato della commissione Olivennes, che molti, compreso il sottoscritto (ma questo poco conta) hanno bollato come liberticida.

Paolo Nuti, presidente di Mc-Link, storico provider italiano, sulle pagine di Interlex dice che "c'è qualcosa di buono nel patto francese". Cosa? Beh, detto in poche parole, il fatto che solleva da un pò di problemi pratici i provider nella gestione delle segnalazioni effettuate dai titolari dei diritti per presunte utilizzazioni illecite di materiale protetto.

Piccolo particolare: per produrre questo effetto vengono gettate le basi giuridiche per demolire la neutralità della rete, viene messa a serio rischio la privacy dei navigatori, si propongono soluzioni tecniche sulla cui efficacia qualche leggerissimo sospetto (di fantozziana memoria) incomincia a sorgere.

A ciò aggiungasi una previsione che da sola impedisce qualsivoglia valutazione positiva su quel documento: quella del punire l'intero nucleo familiare con la sospensione o la risoluzione ex lege del contratto di abbonamento per l'accertata violazione del diritto d'autore da parte di uno dei suoi componenti.

E' un documento da bocciare senza se e senza ma. Lo hanno fatto già in tanti in questo paese e le reazioni negative non mancano anche nella stessa Francia.
Lo stesso Stefano Rodotà ha sottoscritto un appello al Ministro Rutelli a firma di Leonardo Chiariglione perchè l'operato di quella commissione stia ben lontano dal nostro Paese.

Stavolta non è certo la Rete a sbagliare.

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Manifesto e Nova: due articoli interessanti

Nei numeri oggi in edicola de "Il Manifesto" e "Il Sole 24 ore - Nova" trovate due articoli molto interessanti sul diritto d'autore e sul lavoro che si sta faticosamente cercando di portare avanti in seno alla Commissione Diritto d'Autore e Nuove Tecnologie, nominata dal Prof. Gambino (ormai sapete bene di che si tratta!).

Quello su "Il Manifesto" (pag. 12) è a firma di Raffaele Mastrolonardo e s'intitola "La via americana al Copyright". Parla dell'ingerenza americana finalizzata ad ottenere, da parte dei vari Stati occidentali, legislazioni in materia di diritto d'autore sempre più in linea con il famigerato DMCA statunitense.

Ho avuto modo di confrontarmi telefonicamente con Raffaele nella fase di redazione dell'articolo e lo ringrazio per aver fatto riferimento ai lavori della Commissione e alle resistenze all'introduzione di nuovi diritti per i fruitori delle opere protette, resitenze che personalmente ho avuto modo di riscontrare.

Nell'articolo uso la parola "ostruzionismo" (grazie Raffaele per la citazione!), in questo allineandomi al pensiero espresso (e anch'esso citato nell'articolo) dal Prof. Giovanni Figà Talamanca.

L'articolo su "Il Sole 24 ore - Nova" è a firma del Prof. Arturo Di Corinto e s'intitola "Patto d'Autore". Affronta la tematica della riforma della legge sul diritto d'autore e riprende i temi cari al Manifesto per un nuovo diritto d'autore in dieci mosse che come Frontiere Digitali avevamo redatto nel mese di settembre. Anche in questo caso si fa riferimento al lavoro portato avanti in Commissione (dove peraltro Arturo è mio "compagno di banco", essendo entrambi stati nominati in rappresentanza di Frontiere Digitali).
Trascrivo la chiusura dell'articolo anche perchè introduce, tra le righe, un'inziativa che gli amici del Partito Pirata stanno realizzando e di cui scriverò in seguito: "L'idea di Adsl dotate di diritto di download incluso nel canone permetterebbe di costruire finalmente il jubebox universale della cultura e renderebbe meno attraente il fascino perverso della Darknet"

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